• 17/10/2018
  • Società Petrolifere

Era l’ottobre 2017 quando la BP ha annunciato la rinascita del marchio Amoco, storica compagnia petrolifera fusasi con la British Petroleum all’alba del 2000 e successivamente scomparsa dal mercato. Ma qual è la sua storia e, soprattutto, quella del suo logo?

La compagnia venne fondata nel 1889 da Rockefeller con il nome di Standard Oil of Indiana; si trattava, per la verità, di una delle tante società affiliate alla potente Standard Oil del magnate americano. Nel 1911, però, la Standard venne giudicata illegale in base alle norme antitrust e fu così smembrata.

La Standard Oil of Indiana sopravvisse senza particolari problemi, e si specializzò nella distribuzione di carburante nel Midwest degli Stati Uniti. Nel 1925, acquisì la compagnia Pan American Petroleum; quest’ultima, era proprietaria della metà delle azioni della American Oil Company (AM.O.CO.): da questo momento, dunque, i destini, e i nomi, della Standard of Indiana e della Amoco saranno sempre strettamente intrecciati.

È a questo punto, in effetti, che comincia la storia del loro marchio; Il primo in assoluto della compagnia, presentato nel 1926, riportava il nome Standard Oil Company (Indiana), in un cerchio, accompagnato dalla scritta “Service” e da una torcia, simbolo del progresso.

(il marchio originale della Standard of Indiana; fonte: logos.wikia.com)

 

Parallelamente, nel 1932, la Amoco presentò un proprio marchio: due ellissi, di colore rosso o arancione, e la scritta Amoco al centro, su sfondo nero. In un primo tempo, dunque, Standard e Amoco, pur parte della stessa società, mantennero marchi ben diversi e riconoscibili.

 

(il primo marchio Amoco; collezione Museo Fisogni)

Nel dopoguerra, tuttavia, la parentela dei due marchi diventerà ben visibile anche nei rispettivi loghi: nel 1946, la Standard presentò infatti una nuova grafica, che combinava la torcia e i colori del suo marchio con le ellissi della Amoco.

(il nuovo marchio della Standard, praticamente inalterato fino ad anni recenti; collezione Museo Fisogni)

 

In alcune zone del Paese, la scritta Standard veniva rimpiazzata, per motivi legali, dai nomi Pan-Am o Utoco, finché, a partire dal 1956, con la stessa grafica cominciò a diffondersi anche con il nome di Amoco, affiancando per la prima volta lo storico nome della American Oil con la torcia della Standard.

(le varianti del marchio Standard, cadute in disuso a partire dagli anni ‘50; archivio Museo Fisogni)

(il marchio Amoco con la torcia; collezione Museo Fisogni)

Nel 1961, il marchio fu sottoposto ad un leggero restyling, e si regolarizzò anche l’utilizzo dei nomi: negli Stati Uniti, sarebbe stata utilizzata prevalentemente la denominazione Standard o, in alternativa (negli stati in cui non si poté utilizzare questo nome) American, mentre la dicitura Amoco si sarebbe diffusa fuori dal paese. Successivamente, tuttavia, il nome Amoco (considerato più incisivo) avrebbe nuovamente ripreso il suo posto negli USA, sostituendo American.

(la versione con la dicitura American; collezione Museo Fisogni)

Nel 1985 la compagnia assunse ufficialmente il nome di Amoco Corporation; il suo logo si sarebbe mantenuto pressoché inalterato negli anni, a parte qualche marginale restyling, fino alla scomparsa decisa in anni recenti dalla BP.

(foto tratta da “Market Road” n. 131, feb. 2013, Archivio Fisogni)

La Amoco, così, scomparve dalla scena; il suo marchio, tuttavia, continuava a circolare sotto varie forme. Pochi sanno, ad esempio, che una sua versione rivisitata fu utilizzata, in Italia, da alcuni distributori aderenti al consorzio Grandi Reti, come si nota in una fotografia della rivista “Market Road”, conservata presso l’archivio del Museo Fisogni.

Nel 2017, infine, la BP ha deciso di rispolverare il vecchio brand, riproponendo lo storico marchio, in veste più moderna ma ancora con la classica torcia e i due ovali, accompagnati dal nome Amoco, che torna così, a sorpresa, sulle insegne delle stazioni di servizio.

(il logo reintrodotto dal 2017; fonte: logos.wikia.com)

Marco Mocchetti, responsabile Museo Fisogni della stazione di servizio


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