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Nuove forme per stupire -
Per rendere più interessante e appetibile il prodotto, si cercarono forme insolite per i loro involucri, ma sono casi abbastanza isolati: il parallelepipedo e il cilindro (nelle dimensioni più varie) rappresentano la norma.
Dal 1920 in poi si assistette a un certo sforzo di standardizzazione che diede luogo a ricorrenti dimensioni e tipologie; ma forme, capacità, sistemi di chiusura restarono abbastanza vari anche all'interno dei contesti nazionali.
Si differenziavano intanto con maggiore evidenza le capienti confezioni destinate al gestore da quelle, sempre più piccole, da offrire all'utente finale; con il progresso nelle tecniche costruttive lo stesso ruolo del contenitore subiva una profonda trasformazione: accanto a quello robusto, artigianale, dotato di maniglia e tappo a vite da restituire ogni volta apparivano quelli in materiale più leggero, dalla lavorazione meno accurata, che il cliente poteva trattenere.
Il tipo "usa e getta", il cilindro sigillato da forare su una delle facce, apparve in America attorno agli anni Trenta dando l'avvio alla prima vera standardizzazione; ma non eliminò mai del tutto gli altri recipienti.
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