• 28/03/2019
  • Classic Cars

Il Museo Fisogni di Tradate, dedicato alla stazione di servizio, ha recentemente ospitato, tra i pezzi unici della sua collezione, due raduni particolari: l’ultima tappa del Raduno Internazionale Autobianchi, con vetturette italiane provenienti da tutta Europa, e il 9° Raduno MegaMini, club di appassionati di Mini d’epoca e moderne che si è ritrovato dopo qualche anno di assenza dai raduni ufficiali.

Protagoniste di eccezione, ovviamente, le piccole A112 e la Innocenti Mini.

Due vetture particolari, entrate nel cuore degli appassionati, e per molti versi simili tra loro.

La più “anziana” delle due è la Mini: nata nel 1959 da un progetto di Alec Issigonis, è stata prodotta in innumerevoli versioni e da diverse case automobilistiche, Morris e Austin in primis; in Italia, la produzione iniziò nel 1965 per mano della milanese Innocenti, che propose la vettura al pubblico italiano con alcune modifiche, perlopiù negli allestimenti. Famosa soprattutto nella sua versione sportiva, la “Cooper”, la Mini è stata prodotta ininterrottamente fino al 2000, giungendo alle soglie del XXI secolo, e il mito vive ancora oggi nella versione moderna prodotta dalla BMW.

Diversa, invece, la vicenda della A112; prodotta dalla Autobianchi (una delle rivali della Innocenti nel mercato italiano), fu progettata dall’italiano Dante Giacosa, ed entrò in produzione 10 anni dopo la Mini, nel 1969. Piccola e grintosa come la vetturetta inglese, anche la A112 aveva una versione sportiva, elaborata dalla Abarth, ma conobbe un’esistenza più breve, uscendo di produzione nel 1986 per essere sostituita dalla Y10, l’ultimo modello con marchio Autobianchi.

Entrambe le vetture hanno fatto la storia recente dei due rimpianti marchi italiani, Innocenti e Autobianchi, spartendosi una fetta del mercato dell’auto negli anni ’70 e ’80.

Probabilmente più nota a livello mondiale, la Mini trovava in Italia un valido avversario nella A112,  ed ancora oggi gli appassionati si dividono: c’è chi ritiene che la Mini sia più iconica e scattante, chi dice che la A112 sia più maneggevole e ammortizzata, chi sostiene che la Mini sia più leggera, chi elogia la semplicità della A112.

Per fare un confronto più “neutrale”, può forse essere utile sfogliare qualche rivista specializzata d’epoca, e confrontare pregi, difetti e prezzo delle vetture. In questo ci corrono in aiuto alcuni numeri di “Panorama auto”, del triennio 1973-75, anni in cui le due vetture, ormai pienamente affermatesi nel mercato, si facevano diretta concorrenza.

Non che mancassero, sul mercato italiano, altre possibilità: se si cercava una vettura piccola e maneggevole, si poteva sempre contare sull’indistruttibile Fiat 500, venduta nel 1973 a meno di 700.000 lire, o sulla moderna Fiat 126, disponibile a 936.000 lire. Cilindrata e velocità, tuttavia, non erano certo paragonabili a Mini e A112. Altri possibili avversari erano la Renault 5 e l’intramontabile Maggiolino VW nella sua versione “XL” (il Maggiolone), che erano però più grandi e meno maneggevoli delle due “minicar” in esame, e la Citroen Dyane, forse troppo “minimal” e spartana per competere alla pari con A112 e Mini.

Veniamo ora alle due auto in esame.

Cominciamo dal prezzo: nel 1973, la più economica è la A112: 1.162.560 lire (circa 8200€ attuali) contro 1.212.960 (circa 8600€). A parità di bollo, dunque, la piccola Autobianchi sembra più conveniente. La Mini pare però avere qualcosa in più: una cilindrata e una velocità massima superiori e, soprattutto, l’omologazione per 5 posti (contro i 4 della A112, della 500 e della 126). A suo favore, la Mini vanta anche una “eccezionale tenuta di strada”, motore scattante, “sterzo piuttosto diretto e molto preciso”, e per di più un limitato consumo di carburante. Dal canto suo, la A112 gode di un “motore brillante ed elastico”, maneggevolezza, ottimi comfort e tenuta anche “a velocità sostenuta su strade sconnesse”; confrontando le due vetture, poi, la piccola Autobianchi consuma anche leggermente meno della rivale.

Tra i difetti, questa volta, è la Mini a sembrare in svantaggio: la vettura inglese soffre infatti di “autonomia modesta (serbatoio da 25 litri)”, bagagliaio ridotto, volante e pedaliera piuttosto scomodi, rumorosità, sospensioni dure e cambio “mediocre”. Se la cava meglio la A112, che pecca solo per la scarsa accessibilità dei posti posteriori, sebbene anche l’insonorizzazione dell’abitacolo e “alcuni dettagli di finitura” siano migliorabili.

Una scelta non semplice dunque, per due vetture molto simili e con un prezzo competitivo, con la Mini più ampia e scattante e la A112 che sembra in definitiva meglio costruita.

Nel 1974 poco cambia, ma la battaglia si fa più serrata.  Entrambe le vetture sono vendute allo stesso prezzo: 1.355.200 lire. Considerando l’inflazione, si può affermare che il prezzo della Mini sia notevolmente diminuito, mentre quello della A112 sia sceso di poco, rimanendo quasi invariato. La Mini mantiene invariati i suoi pregi, ai quali si aggiunge la buona visibilità, mentre pare aver risolto i problemi di rumorosità, non più citati tra i difetti.  Della A112 vengono invece lodate l’eleganza e la compattezza, mentre persistono i pochi problemi della versione 1973. Rispetto alle altre rivali, le due sono ovviamente più costose rispetto alla 500, alla 126 e alla Dyane, mentre è praticamente identico il prezzo della Renault 5, che, a parità di bollo e consumi (aspetto molto importante, in questi anni di crisi energetica post-1973), si pone come un’ottima alternativa alle due vetturette delle case italiane.

Ultimo anno preso in considerazione, il 1975. Questa volta, a spuntarla sul prezzo (e anche di molto) è la piccola Innocenti: 1.599.360 lire, praticamente invariata considerando l’inflazione, mentre schizza in alto il prezzo della A112, 1.836.800 lire; ancora più su la Renault 5, 1.859.200, mentre il vecchio Maggiolone sfiora quasi i 2 milioni. Con i suoi 5 posti e oltre 200.000 lire in meno, la Mini (che nella versione 1975 è “più rifinita”) sembra battere la A112 su tutti i fronti; non è però così: oltre non avere i problemi della Mini riguardo a bagagliaio e serbatoio piccoli, infatti, la piccola Autobianchi può vantare, dal 1975, l’omologazione per il quinto posto, oltre a una migliore ventilazione e a gruppi ottici più moderni e in voga.

Difficile, dunque, un giudizio di superiorità dell’una o dell’altra auto; giudizio che, forse, non sarebbe nemmeno giusto. Ci si trova infatti di fronte a due protagoniste delle strade italiane di un tempo, due “piccoli miti”, ognuna con i suoi pregi e i suoi difetti, capaci ancora oggi, a 40 e più anni di distanza, di divertire ed affascinare guidatori ed appassionati. Fu vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza. Anche se, ci sembra, i posteri hanno già deciso, e in senso pienamente favorevole.

  

Marco Mocchetti

 

 

(Le conversioni sono state effettuate tramite inflationhistory.com/)