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  • 14/05/2021
  • Arte e Architettura

La Fiat Tagliero di Asmara: la “Astronave coloniale” dell’Eritrea

Nella città eritrea di Asmara, un edificio particolare cattura l’attenzione di chi visita quel lontano paese; un po’ decrepita, vestigia di un passato tanto distante quanto controverso, svetta ancora la vecchia stazione di servizio Fiat Tagliero, con la sua torretta in stile futurista che mantiene inalterato il suo fascino, ancora dopo 80 anni.

Qual è la storia di questo edificio? E perché ancora oggi è considerato così importante dagli stessi eritrei? Per saperlo, bisogna fare un salto indietro nel tempo.

1938. L’Asmara è il capoluogo dell’Eritrea, la più antica delle colonie italiane. Da due anni, la sanguinosa guerra contro l’Etiopia voluta da Mussolini è conclusa; il Paese, annesso all’Impero italiano, forma con Eritrea e Somalia l’Africa Orientale Italiana.

L’annuario generale 1938 della Consociazione Turistica Italiana, di cui si conserva una copia al Museo Fisogni, così descrive la città ai viaggiatori: “una linda e ormai grande città di aspetto quasi del tutto italiano, modernamente attrezzata, dai larghi viali asfaltati […]. Essa sta per superare i 100.000 abitanti ed è la prima «piazza» commerciale dell’Impero”. Tanta retorica di regime, è vero, ma sfoltendo le esagerazioni della propaganda, emerge il quadro di una cittadina in espansione, dotata di stazione radio, corriera, voli mensili per Roma e altre località africane, 6 alberghi.

Si spiega forse così lo studio e la spettacolarità della stazione di servizio Tagliero; inizialmente concepita come semplice distributore di benzina della Fiat, si trasformò in uno dei più conosciuti centri Fiat nell’Africa italiana.

Lo stabile venne progettato da Giuseppe Pettazzi in pieno stile futurista; l’architetto, appartenente alle correnti d’avanguardia, disegnò delle forme che ricordavano le linee affusolate di un aeroplano. Con questo edificio, egli intendeva forse realizzare un omaggio al Lingotto di Torino, la moderna fabbrica delle Fiat inaugurata nel 1923.

La Fiat Tagliero di Asmara (fonte: Wikimedia Commons, Fiat tagliero, 04.JPG by sailko,  licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo 3.0 Unported)

In quegli anni, certo, una stazione di servizio era un simbolo di modernità, e numerosi erano gli esempi di officine e benzinai realizzati dopo accurati studi architettonici.

La Tagliero di Asmara, tuttavia, costituiva un progetto originale, coraggioso, senza precedenti nel suo genere; ardito, si sarebbe probabilmente definito all’epoca.

La storia dell’edificio, costituito da una torre centrale (che ospita ufficio e negozio) e due scenografiche ali in calcestruzzo, non manca di fatti curiosi; secondo una diffusa leggenda locale, il giorno prima dell’inaugurazione gli operai si rifiutarono di rimuovere i supporti utilizzati per il sostegno delle ali durante i lavori, al punto che Pettazzi arrivò a minacciare il capo cantiere con un revolver per convincerli ad eliminare le strutture, considerate antiestetiche. I fatti, poi, gli diedero ragione: le ali non solo non crollarono, ma sono sopravvissute a degrado e guerre civili arrivando fino ai giorni nostri.

Il gestore della stazione di servizio, Giovanni Tagliero, visse nel Paese (annesso all’Etiopia dopo la guerra) fino al 1974. Fu anch’egli protagonista di una “rocambolesca avventura” nel 1951, quando venne rapito da un gruppo di banditi eritrei; mentre i rapitori trattavano le condizioni del riscatto, tuttavia, l’uomo “riusciva a sgattaiolare fuori dalla capanna e, dopo cinque ore di marcia, compiuta nelle tenebre, raggiungeva fortunatamente un campo militare britannico”, riacquistando la libertà.

Divenuto di proprietà della Shell e infine di un uomo d’affari locale, l’edificio è oggi considerato un bene nazionale dell’Eritrea, ed è stato restaurato nel 2003; considerato dagli eritrei un edificio simbolo, secondo molti le sue forme avrebbero influenzato lo stile e il design nei campi più disparati, dall’architettura all’arredamento; un edificio moderno e suggestivo, da alcuni soprannominato “astronave coloniale” per via delle sue forme audaci e affusolate.

Pur nella sua importanza, tuttavia, la vecchia stazione di servizio è oggi lontana dai fasti di un tempo, in attesa di un nuovo impiego; c’è tuttavia da sperare che la struttura, vista la sua importanza storica, possa essere in qualche modo recuperata.

Non sarebbe, del resto, la prima volta: nel 2015, a Milano, Lapo Elkann acquistò la vecchia stazione Agip di Piazzale Accursio; esempio di architettura degli anni ’50, il nuovo “Garage Italia” ha riaperto i battenti nel 2017, trasformato in ristorante e officina creativa. Più recentemente, è stata la volta dell’area di Villoresi Ovest, riportata all’antico splendore dopo importanti lavori.

E chissà che anche la Fiat Tagliero di Asmara, in un prossimo futuro, non possa seguire la sorte delle sorelle italiane…

Marco Mocchetti